Guadagnarsi il camice bianco: qual è oggi il percorso di un medico?

Dopo quasi 40 anni dalla mia laurea, viene spontaneo fare dei bilanci su come sia cambiata la professione in questi anni. Vediamone insieme le differenze.

Innanzi tutto dopo la scuola media superiore l’ingresso alla facoltà di Medicina non è più di libero accesso, ma necessita di un esame a test multipli che risulta piuttosto difficile, in quanto comprende una serie di prove spesso nozionistiche e a volte astruse che a mio parere non valuta la reale predisposizione e capacità dei candidati, ma solo la conoscenza di nozioni definite di “logica e cultura generale”. Comunque sia è un filtro che evita iscrizioni di massa (ai miei tempi il primo anno eravamo in 1200) e porta alla laurea un numero contenuto di allievi.

Anche il corso universitario è cambiato, secondo me in meglio in alcune cose ed in peggio in altre. In meglio sta il fatto che le frequenze nelle corsie non siano più basate, come ai miei tempi, alla buona volontà individuale, ma programmate ed obbligatorie per tutti. In peggio ho riscontrato l’aumento del numero di esami a quiz che rende molto più nozionistica la preparazione, senza un confronto e una valutazione del candidato nel suo insieme. In ogni caso devo dire che i giovani colleghi che giungono a traguardo in linea di massima sono abbastanza preparati e motivati.

Altro cambiamento è l’abolizione dell’esame di stato trasformando la laurea già in abilitazione alla professione di “Medico Chirurgo” (prima ti laureavi dottore in medicina e chirurgia poi con l’esame di stato diventavi medico chirurgo). A questo deve necessariamente seguire l’iscrizione all’albo professionale condizione indispensabile per esercitare la professione. Teniamo conto che la dizione di Chirurgo non equivale alla specializzazione in una branca chirurgica (Chirurgo generale, toracico, vascolare ecc.) che necessita di ulteriori anni di specializzazione post laurea della durata mediamente di 4-5 anni. Il termine indica solo che anche l’arte dell’operare fa parte delle competenze di un medico. Per cui incidere ad esempio un ascesso, dare dei punti o altro è insito nella professione medica.

Il passo successivo è l’ingresso ad una scuola di specialità che risulta pressoché indispensabile per accedere ai ruoli lavorativi. Per entrare in queste scuole ai miei tempi si faceva un esame direttamente alla scuola in cui si voleva entrare ed era a numero chiuso, ma almeno era diretto alla sede di scelta. Ora il test è nazionale per cui c’è il forte rischio di non poter scegliere il tipo di specialità o comunque la sede in quanto se non si raggiunge un punteggio adeguato si rischia di entrare in una specialità che può rappresentare la seconda o terza scelta o in un’altra città. Ad esempio: nelle specialità più ambite o nelle scuole più gettonate ci sono magari solo tre posti e se non raggiungi un certo punteggio devi aspettare la scelta di quelli più avanti di te. In questo modo, al contrario dei miei tempi dove gli esami erano fatti dai direttori della stessa sede per cui “alcuni figli di” erano certo più favoriti, ora nella valutazione nazionale e anonima non è più possibile alcuna raccomandazione.

Medico di famiglia o medico di medicina generale? Anche la professione del Medico di famiglia ora definito Medico di Medicina Generale, non è più legata ad una semplice graduatoria, ma necessita di una specializzazione triennale che abilita ad entrare nelle graduatorie di zone carenti.

Altra grande differenza rispetto ai miei tempi è che gli specializzandi, uniformandosi alle regole europee, percepiscono un compenso mensile che pur modesto permette una minima autonomia anche per chi deve trasferirsi fuori dalla sua città. L’orario di lavoro e l’impegno richiesto varia da specialità a specialità ma supera spesso di gran lunga i normali orari di lavoro. È anche giusto ricordare che molti reparti possono andare avanti proprio per il lavoro di questi giovani colleghi che oltre ad imparare sostituiscono di fatto le carenze numeriche degli strutturati nel coprire i servizi.       

diventare medico

Per concludere posso dire che nonostante regole vecchie o nuove, la professione del Medico rimane una professione che va amata e che va abbracciata solo se ci si sente portati. Essere un buon Medico (non semplicemente esercitare la professione) non significa solo essere preparati o non aver paura del sangue.

Bisogna saper percepire i bisogni delle persone e sapergli restituire con coscienza una giusta risposta ai loro bisogni.

Vi posso dire che io dopo tanti anni ricomincerei con passione dall’inizio. 

Rubrica ‘la salute prima di tutto’: prendersi cura di naso e gola

La salute prima di tutto

Questa volta nella seconda rubrica sulla salute, si parlerà della pulizia del naso e della gola, dando alcune dritte e rispondendo ad alcune domande.

È necessaria una quotidiana pulizia del naso? Quali sono i benefici? I gargarismi o altre abitudini possono aiutare il benessere e l’igiene del nostro corpo?

Curiosità: come trattare i foruncoli nel naso? Sono pericolosi?

Curiosità: per la gola…aerosol o fumenti?

Antibiotici? Anche no… grazie

antibiotici

Ancora oggi ci sono molte credenze popolari e luoghi comuni sull’utilizzo degli antibiotici che necessitano a mio parere di qualche chiarimento.

Innanzi tutto non pensiamo che dare un antibiotico sia il modo “più efficace” per trattare le infezioni. Ad esempio, inizio con qualche sintomatico, tipo aspirina o tachipirina o antiinfiammatorio e se non miglioro entro breve picchio “duro” con l’antibiotico.

Non parliamo poi del concetto che prima si parte con le compresse ma se la malattia è grave bisogna dare le punture che sono “più forti”.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:

Il primo concetto fondamentale è che il nostro organismo in condizioni di base normali, è in grado di combattere e risolvere la maggioranza delle affezioni comuni anche senza medicine. Ve la ricordate il consiglio della nonna: ti fai una bella sudata e domani starai meglio? Ovviamente questo non vuol dire che le medicine non servono, ma vanno date quando realmente sono necessarie e nella modalità giusta.

Altro principio fondamentale è che le infezioni possono essere di origine virale (ad esempio raffreddore, influenza) o batteriche (ad esempio la classica tonsillite acuta con pus, molte bronchiti, ecc.) Mentre per le forme batteriche l’antibiotico è necessario ed efficace , per le virali è inutile e spesso controproducente . La differenza fra gli antibiotici non è fra più forti e meno, ma si distingue per spettro di azione cioè contro quali germi bisogna usarli, e l’emivita cioè per quanto dura la loro efficacia.

Il discorso ovviamente sarebbe lungo ma limitiamoci a qualche consiglio pratico :

  1. non dare subito l’antibiotico fai da te pensando di risolvere, ma attendere almeno l’andamento del problema ed, eventualmente, consultare il Medico ;
  2. non dare l’antibiotico per raffreddore od influenza salvo non insorgano complicazioni batteriche ;
  3. la maggior parte degli antibiotici sono “a largo spettro” cioè funzionano per la maggior parte dei germi comuni , se dopo 3-4 giorni non funzionano non è che “hai visto ho dovuto farli per 10 gg prima di aver risultato …” probabilmente se non funzionano rapidamente è perché non servivano o non era la cura giusta . Probabilmente guarivi da solo;
  4. il giusto dosaggio deve essere rispettato. Dare meno della dose necessaria non solo può non funzionare ma aumenta la resistenza del germe all’antibiotico.

Ma allora perché così tanti antibiotici anche prescritti dai medici? Un po’ perché “il paziente se lo aspetta”. Un po’ perché ahimè c’è a volte l’incapacità di distinguere virale da batterico. Un po’ per proteggersi … do subito il massimo e così nessuno mi dirà; non hai prescritto neanche un antibiotico …

Conclusione: aiutiamo la natura …non bastoniamola!!

Cos’è l’ipnosi?

Oggi parliamo di ipnosi clinica. Come viene utilizzata in medicina? Che cosa aspettarsi? Quali sono i benefici? Una spiegazione semplice e chiara dell’ipnosi clinica fornita dal dottor Africano.

Parliamo di Vita ed Ayurveda

Equilibrio e armonia

Nel libro testimonianza fondamentale dell’Ayurveda, il Charaka Samitha, si racconta che un giorno un allievo ( Agnivesa ) chiede al suo Maestro Atreya se la durata della vita è prestabilita o no.

Allora lui risponde: “La vita si esaurisce nel mezzo [della sua durata potenziale] se si intraprendono attività non in armonia con le proprie forze” (CS, Sut, XII, 38).

Ecco quindi che viene ribadito il concetto di responsabilità, che in Ayurveda è fondamentale: ciascuno determina il proprio destino in base alle proprie azioni. Se le azioni verso se stesso sono adeguate la persona vivrà a lungo, altrimenti vivrà poco e male.

Del resto se fosse tutto prestabilito che senso avrebbe curarsi ?

Ecco quindi il principio fondamentale che distingue questo tipo di Medicina dalla tendenza moderna e occidentale di voler piegare la natura a nostro uso e consumo . In Ayurveda il Vaidya (il medico ayurvedico) non è colui che guarisce le malattia ma quello che accompagna la persona nel percorso della salute .

Ecco perché l’Ayurveda non è per tutti .

Il punto non è che bisogna crederci perché funzioni. Funzionare… funziona, ma bisogna metterci del proprio, accettare di mettersi in discussione . Da noi invece la natura deve piegarsi al nostro volere: sono vecchio ma voglio fare il giovane , non voglio avere la febbre , non voglio avere dolore , voglio mangiare di tutto , mi piacciono i vizi …

Armonia, equilibrio ecco le chiavi per una buona salute .

La Malattia secondo l’Ayurveda

Nella medicina convenzionale si considera che la malattia sia originata soprattutto da cause esterne come l’aggressione da parte di virus e batteri, dalle condizioni malsane di un ambiente inquinato ecc.

La conferma la troviamo nel nostro linguaggio comune: “Hai l’influenza ? E come te la sei presa ? Chi te l’ha attaccata ? …”. C’è sempre un nemico, un capro espiatorio da indicare come il responsabile di tutto . Ma è pur vero che se ci mettiamo in tre mezzi nudi alla finestra , uno si prende il raffreddore il secondo la bronchite ed il terzo niente .

Non solo.

Se in un’altra occasione ripetiamo la stessa cosa , quello che ha preso la bronchite si prende il raffreddore e quello che non aveva niente magari la bronchite ..

Certo , l’influsso degli agenti patogeni esterni , l’ambiente non adeguato o magari dei traumi esterni esistono , ma perché la recezione è diversa fra diversi individui e in momenti differenti anche negli stessi individui ?

Nella nostra medicina si parla di difese immunitarie ma sono solo frutto di alchimie biochimiche ? No . Dipendono anche e molto , dall’alimentazione , dalle abitudini di vita e dall’equilibrio psichico e mentale della persona .

L’ Ayurveda riconosce fra le cause principali delle malattie non solo i fattori patogeni esterni, ma soprattutto i fattori che riguardano l’individuo nella sua sfera più intima… Le nostre capacità energetiche ( in Ayurveda li chiameremmo “Dosha” ) devono rimanere in equilibrio e quando non lo sono ci espongono ad eccessi e deficit , in altre parole alle malattie .

Unica soluzione: riappropriarci della nostra mente e corpo. Difficile? Abbastanza .

Ma come direbbe un saggio ayurveda ogni cambiamento è frutto del desiderio di mettersi in discussione mettendoci qualcosa di proprio senza pretendere . L’opposto della nostra medicina ( e società in generale ) dove si vorrebbe che arrivi qualcuno o qualcosa che dall’esterno metta tutto a posto .

Ma riuscire si può . Bisogna però accettare questi principi : cambiare ciò che si può cambiare, accettare ciò che non può essere cambiato ed avere la saggezza di distinguere le due .

Equilibrio


Quante volte abbiamo usato questa parola.. e se ci pensiamo , l’abbiamo usata in mille contesti diversi.

Se uno non sa andare in bicicletta non ha equilibrio , ma se uno è un po’ matto è uno squilibrato , un cattivo giudice non valuta le cose con il giusto equilibrio , uno che cammina su un filo ha un perfetto equilibrio , ma è anche vero che se uno è in pace con se stesso ha un buon equilibrio interiore , se qualcuno ha le vertigini non ha equilibrio , però se una persona è saggia è una persona equilibrata …

Potremmo continuare .

Pensiamo quindi a quanto importante sia questo concetto . Non avere l’equilibrio significa non avere più quei riferimenti che sono essenziali nella nostra vita . E vale per tutto . Per vivere bene dobbiamo avere dei punti di riferimento stabili : la famiglia o comunque dei legami , un lavoro ed una stabilità economica , una spiritualità che ci aiuti nei momenti difficili , ecc ecc . Ecco una delle cause fondamentali della crisi della nostra società : aver perso le sicurezze , i valori , i principi interiori ed esteriori . Ormai non si può dare per scontato nulla . Educazione , correttezza , serietà … tutte belle parole che però dobbiamo ogni volta verificare .

Da Otorino e Audiologo sono abituato a valutare con test clinici la presenza o meno di patologie dell’equilibrio ma spesso mi trovo a comprendere che l’origine del problema è molto più profondo e non bastano manovre cliniche o medicine per uscirne . Dobbiamo metterci qualcosa del nostro … Vi ricordate la canzone di Jovanotti ? “La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare ? … cosa sei disposto a perdere …?”

E noi cosa siamo disposti a perdere ?

Al Centro la persona non la malattia

Molti di noi hanno un po’ nostalgia del vecchio “Medico di famiglia” , quel professionista amico che arrivava in casa e con cui parlavi non solo di malattie ma anche dei tuoi problemi . Lui conosceva tutto e tutti ( al Dottore e al Prete devi dire tutto … ) e sapeva sempre darti il consiglio giusto , magari sul mangiare o sulle tue abitudini e non non ti dava solo medicine .

Ma c’era anche “la nonna” che con la sua saggezza ti dava il rimedio che la mamma di sua mamma ha sempre consigliato e ti farà bene … Non stiamo parlando di banali nostalgie dell’infanzia ma semplicemente di persone , di buon senso . Sì, perché essere in salute non vuol dire non essere affetti da malattie ma di stare bene fisicamente psicologicamente e spiritualmente . Ci vuole il buon senso .

Ecco perché io mi sono appassionato all’Ayurveda , perché spesso non è altro che buon senso . Non voglio dire che quelle realtà non esistano più , perché ho la fortuna di conoscere tanti colleghi che ancora credono nelle persone e vivono ancora il loro ruolo di Medico. Certo è che i valori umani si stanno sfumando progressivamente e tutto diventa solo una sorta di tecnicismo che spesso viene usato nel proprio interesse . Io dico sempre a mio figlio tu non devi “fare” il medico tu “sei” un medico . Fortunatamente lui lo capisce bene .